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5 mag 2017

"Mare mosso, l'imaginoso" di Maria Luisa Mazzarini- Profondità e mistero dell'animo umano

[…] “su tracce d’inchiostro/di poesie/di foglio bianco aperto all’infinito[.]”


Mare mosso, l’imaginoso” è la recente raccolta poetica di Maria Luisa Mazzarini, edita da  EEE-book Edizioni. Leggendo quest’ultima opera si avverte la sensazione di passeggiare a braccetto con la poetessa tra scenari in piena esaltazione della memoria e dell’immaginazione, con lo sguardo innocente di una bimba, desiderosa di scoprire realtà nuove a ogni passo ”Ci ferma la bonaccia[,]/ asciughiamo le penne sulla ghiaia[.]/E le parole/raccontano di frammenti di luce/da abbracci d’acqua/e infuocata sabbia]…]”
Ritorna il tema dominante del mare e del mormorio delle acque, in singolare affinità coi movimenti elementari della attività della natura, attimi privilegiati di un’inconfondibile voce, di una cultura, di uno stile. Una poetica che si affaccia estasiata ovunque e che si ritrova nel suono di ogni luogo, a contatto con visuali che sono sorgenti di creatività; le parole danzano come note su un pentagramma e come fili di una tela intrecciano immagini che giocano abilmente tra metafore e simbolismi. La poetessa riesce sempre a stupirci con la sua potenza onirica, quasi funambola, di riconciliazione fra l’io e il mondo, fra l’arte e la vita.
Il mare, come ogni elemento fluido, sta a significare la profondità e il mistero dell’animo umano nonché manifestazione del tempo e di quell’intimità strettamente in contatto con emozioni latenti, celate o tenute a freno(Chi siamo?)/ Angoscia, inquietudine, sgomento[. ]”
Le citazioni di poeti e scrittori stranieri, all’inizio di ogni capitolo, lasciano cogliere nuovi spunti per le liriche che seguono, dalla struttura e dal linguaggio vividi e unici. Nel suo ordine fantasioso, il verso breve e sciolto impone più volte una sosta, mentre aggettivi espressivi sollecitano la poetessa a dare libero sfogo all’estro creativo, quale dono speciale e ispirazione dei suoi stessi sogni “in brulichio di stelle/ [-] punti nel buio[-] come i nostri sogni/ di Magia[,]”.
La poesia per Maria Luisa Mazzarini è integrazione completa della sua personalità, tutto ciò che vive in natura è pulsante di vita da ascoltare e rispettare mentre si risveglia e si esprime quel canto nascosto che dorme  nelle cose.  L’anima stessa si abbandona all’oblio e si spinge oltre i propri limiti; essa assorbe energia dal vento, dai fiori, dagli alberi, dagli uccelli, dalla neve, dal sole, dalla luna e dal modulare del mare, per elargirla ai versi. L’io poetico vive all’unisono col mondo circostante, sembra di respirare con il suo ritmo “[…] respiravo l’Incanto/di un mondo sommerso[,]/ ignoto/a uno sguardo distratto[.]”, mentre la struttura strofica irregolare è una tecnica originale che potenzia a dismisura la sostanza di valori umani universali così come gli elenchi d’immagini che sono identificazione, definizione e associazione di legami particolari,  ricordi o sentimenti. Attraverso il variopinto caleidoscopio delle parole, di cui molte con lettera maiuscola, assaporiamo il senso della profonda connessione tra la “Meraviglia”, lo “Spettacolo” e… la “Vita”.
Un’opera di straordinaria pienezza di vita che lascia intendere la soluzione dell’enigma della buona sopportazione di un percorso di ognuno, altrimenti invivibile; gli oscuri presentimenti e l’ineffabilità si raccolgono in un mosaico di sfumature emozionali, originano trasformazione e rigenerazione che man mano offrono allo stile ricchezza di armonie più colorite. Ogni essenza originaria è qui fascino e abbandono a una sorta di seduzione che alleggerisce la mente, esattamente come nel sogno, qui definito “origine e radice di ogni favola e futuro possibile”.
Senza cadere nella trappola dell’estetismo, assistiamo ad atmosfere surreali dannunziane ove la parola è epifania e viaggia senza seguire una logica “[…] il porto- l’orizzonte- il destino-la porta-la via” ma semplicemente suggerisce quel felice smarrimento del “dolce naufragar “che il grande Leopardi cita nei suoi ultimi versi dell’Infinito. 
Non è forse questo il compito del poeta? Ovvero cercare certezze al di là dell’imperfetto che troppo spesso corrisponde a un certo atteggiamento di vita, dove tutto risulta essere inappropriato nei confronti di quanto invece l’uomo sia destinato a raggiungere, secondo un modello divino “[…] il cuore sogna l’imprevedibile gioia[,]/ la nuova speranza[,] /l’attesa[.] … (Rivelazione)/ E incede il Giorno con passi divini”.

20 nov 2016

" Ci basterà il mare": la nuova silloge poetica di Maria Luisa Mazzarini. Quando l'amore e la poesia sono richiami di anime gemelle

Maria Luisa Mazzarini e i suoi versi tornano a deliziarci con la silloge “Ci basterà il mare”, di recente pubblicazione con EEE-book. Da questa nuova esperienza poetica si evince subito il contatto con una dimensione di coscienza elevata, tesa a vivere sia il sentimento d’amore che la stessa poesia quali richiami di anime gemelle, messaggere di un sentiero di luce che rimanda a una finissima lettura simbolica di universale risonanza, verso un itinerario spirituale nel pieno rispetto emozionale dell’essere e del divenire. […] “POESIA/che sussurri versi/innamorati della Vita/e respiri/Luce d’anima […]”. L’io lirico osserva, percepisce e scopre quanto l’Amore “in un tempo-non tempo”, forse sognato e/o forse mai vissuto, possa arricchirsi dei pregi racchiusi nel desiderio di un incontro più intimo con un linguaggio e un’accezione semantica, che sono anche esperienza onirica dai toni meditativi, fino a risultare progressiva purificazione […] “un cuore/d’anima/ il MARE/ ce l’ha dentro […]
A fondamento della raffigurazione lirica si stagliano dettagli e magiche immagini del mare, della sabbia, del vento e di qualunque altra effigie della stessa dinamica della vita, di quel tutto che nasce, ritorna e s’impone silenzioso, annullando le barriere spazio-temporali mentre l'anima si avvia verso un nuovo ciclo di vita, che attende alla profondità e al mistero dell’essere umano. Una versificazione incline a una profonda confidenza che, come sabbia permeabile, aderisce alle sue forme e si modella in essa, in una ricerca di riposo, di sicurezza e di rigenerazione. “MARE/eternamente/uguale e diverso[.]/ Il tuo pensiero/ immerso in viaggi/sempre nuovi[,] /come voli d’uccelli/mai stanchi[.]/SABBIA/ in quella conchiglia/che inondi di Te/sulla riva/io sono[.]
Il connubio di levità e grazia formali trova legittimazione nel rendere in lirismo le proprie ineffabili realtà interiori, dove parola e suono sono strettamente collegati, persino intensificati da quegli spazi bianchi tra un verso e l’altro che, strutturalmente, richiamano molto l’ellissi della poesia ermetica, ove vengono concentrati attimi di silenzio e di attesa.
Nella lirica dal titolo: “Ti vedo” troviamo evidenti note di panismo dannunziano, in ogni sfumatura e modulazione la parola è evocativa, la natura coglie il richiamo attraverso gli organi di senso, qui la poetessa si espande gioiosamente in un’identificazione prima fisica poi spirituale. “Ora piove a dirotto in giardino/ sui pini e i cipressi[,] / sul colore sbiadito dei tigli[,] / sulle erbe dei campi/ lontani[.]
La voce poetica della Mazzarini è tenue, umile e tuttavia, nel suo preciso intento di sciogliere un nodo, si fa animata, fervida e ansiosa di comunicativa con i propri simili, mentre l’evidenza del concetto dell’infinito ne accresce la suggestione e l’intensità, in un sottile gioco di rispondenze interne e di sensi correlativi, di echi musicali, che legano ogni immagine a sensazioni simultanee. A dimostrazione della maturità in un personale percorso poetico, troviamo un’espressione fluida che predilige un verso denso di significati, stratificati su diversi livelli e rifugge da impalcature stilistiche. L’autrice si rivela sottile e raffinata interprete di un linguaggio quasi zen che descrive, racconta, si pone come oggetto di sguardo e infine diviene spettacolo di uno slancio appassionato verso la bellezza, che vive immortale sopra il travaglio e la caducità delle cose umane e rasserena lo spirito dell’uomo tormentato dal mistero che lo circonda “[…] un passo adagio/fino a una corsa libera/e un alzarsi in Volo/oltre/l’ultimo orizzonte?

In un tempo dolcemente e tristemente umano, venato di sospiri per infinite fragilità, la poetessa avverte anche l’eco di quel mondo che non scorre indimenticato e testimonia il suo contatto con l’inconscio collettivo, con le percezioni, le paure e le sofferenze di ognuno […] “Sangue[,] / Vitale[,] / quasi Vento di tempesta/ o lago sognante al chiaro/ di Luna[,] / ruscello di Vita nuova[.] METAFORA/ di tempi grigi e azzurri […]. “Ci basterà il mare, una silloge che rappresenta un cammino verso la completezza tra amore e spiritualità, un invito a ricordare ciò che conta davvero […] “UN ATTIMO D’AMORE” – è già felicità – 




Link per l'acquisto:

http://www.edizioniesordienti.com/poesia/368-ci-bastera-il-mare.html

19 set 2016

Una silloge poetica che rigenera lo spirito: "Si aprano le danze" di Maria Luisa Mazzarini





Maria Luisa Mazzarini, con la sua ultima sillogeSi aprano le danze(EEE-book di Piera Rossotti- marzo 2016) rigenera lo spirito. La lirica “Primavera” in apertura è certamente dedicata, tuttavia offre all’autrice lo spunto per attuare un dono nonché scopo primario della sua poetica “sotterranea [,] /chiara limpida onda/di fiume[.]/Invisibile agli occhi”, che è la sublimazione dell’essere; migliorarne e rafforzarne l’esistenza, compito e missione della sua arte. L’occhio della poetessa ha la capacità di saper leggere dentro la luce e nei colori del tempo e, di quell’antico palcoscenico che è la natura, di ogni sua forma, prospettiva, azione o movimento, ne coglie perfettamente l’anima universale. I titoli, essenziali e fulminei, proseguono in versi talvolta ridotti a singole parole che si stagliano isolate o accostate tra loro, per lo più senza punteggiatura e con un sapiente utilizzo di spazi bianchi che, intervallati, assumono a loro volta un significato preciso, rendendo leggere e uditive le strofe “Quel Sogno di poesia/di cielo e terra in armonia [.]/ Quasi farfalla
La costante ricerca di una semantica lessicale genera una purezza estrema e un mondo già di per sé completo dove risaltano timbrica, coloritura, carattere e impronta, caratteristiche di un’interessante e gradevolissima partitura poetica. Una silloge nell’insieme incredibilmente ricca di afflato morale che riassume una fisionomia poetica, umana, culturale, ideologica e religiosa; persino la terminologia con lettera maiuscola nella penna della Nostra, evidenzia l’importanza immaginativa della personificazione concepita quale rinascita di un mondo interiore, mentre ogni spettacolo della natura è afferrato con animo aperto e commosso.
Il ritmo non s’interrompe e modula così una sua invariata musicalità, il fascino di una melodia lenta e profonda che si tramuta in danza, un’intensa espressione umana di celebrazione del Creato in un assiduo ringraziamento di quel Tutto-Entità addormentato nel silenzio e tradotto nel risveglio di note ispirate che plasmano lo schema e la struttura del componimento “[…] a onorare la vita/nel Silenzio che amo[,] /di alate Parole[.]L’arte poetica è conforme alla danza, ritrova nella natura la sua origine, si trasfigura nella bellezza, nella grazia e delicatezza di un cigno, richiamando il significato primordiale del compimento di riti ancestrali, secondo cui il singolo individuo ‘trascende il suo sé corporeo, per fondersi con il suo sé spirituale’.
La permeabilità delle emozioni è parte viscerale dell’io poetico, del suo modo di percepire, del suo sentire; è come se un’immagine addormentata si risvegliasse “All’improvviso” da una qualsiasi di queste sensazioni, come se il silenzio fosse lo spazio dove è possibile coltivare sogni che nascono dall’accettazione e dalla devota affinità, dalla benevolenza di un’agàpe che allo stesso tempo è sorpresa, meraviglia e trasecolamento “[…] D’UN MIO GIARDINO/ - interiore - /segreto anche al cuore[,]. La visibilità della realtà e dell’essere, in un reciproco incrociarsi e permutare metamorfico, ha lo stesso spirito e la stessa immedesimazione della suggestiva lirica rilkiana e di alcune opere goethiane, come dire che senza l’universo e quanto noi viviamo in esso, non potrebbe esistere la poesia.
Al di là dei suoi innumerevoli contenuti, l’opera è realmente un’interpretazione allegorica di una continua preghiera che esorcizza ogni malinconia e, in particolar modo, “gli affanni del mondo”.